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Aprile 22, 2026

Daraxonrasib nel tumore del pancreas: i risultati dello studio di fase 3 cambiano le prospettive terapeutiche

Maggio 31, 2026

Lo studio clinico internazionale di fase 3, pubblicato sul New England Journal of Medicine il 31 maggio 2026 e presentato in sessione plenaria all’ASCO Annual Meeting 2026, ha coinvolto 500 pazienti con tumore del pancreas metastatico pretrattato, randomizzati a ricevere Daraxonrasib oppure chemioterapia standard. Il daraxonrasib è un farmaco a bersaglio molecolare, sviluppato dalla società biofarmaceutica Revolution Medicines, progettato specificamente per bloccare le mutazioni del gene KRAS che guidano la crescita del tumore del pancreas. Allo studio hanno aderito anche 2 centri Italiani, l’Isituto Nazionale dei Tumori e l’Univerista’ di Pisa.
I risultati hanno dimostrato:
• Sopravvivenza globale mediana: 13,2 mesi con daraxonrasib vs 6,7 mesi con chemioterapia;
• Sopravvivenza libera da progressione: 7,2 mesi vs 3,6 mesi;
• Interruzione del trattamento per effetti avversi gravi: 1,2% con daraxonrasib vs 11,2% con chemioterapia.

Cosa cambia concretamente per i pazienti
Questo è l’aspetto più importante: i pazienti che rispondono al trattamento riferiscono un miglioramento della qualità di vita che va ben oltre i numeri clinici:
• Il dolore si riduce in modo significativo e rapidamente
• L’appetito torna, con recupero del peso corporeo
• La fatica diminuisce sensibilmente

Perché questo farmaco è diverso
Il tumore del pancreas è guidato in oltre il 90% dei casi da mutazioni del gene KRAS. Fino ad oggi nessuna terapia era riuscita a bloccare efficacemente questo bersaglio molecolare.
Daraxonrasib funziona come un “interruttore”: spegne il segnale difettoso prodotto dal gene KRAS mutato, quello che ordina alle cellule tumorali di crescere senza controllo. Poiché le mutazioni KRAS sono presenti in quasi tutti i tumori pancreatici, il farmaco è potenzialmente applicabile a una platea molto ampia di pazienti.

Effetti collaterali e gestione clinica
L’effetto collaterale più frequente è un rash cutaneo, talvolta severo, che può richiedere trattamenti dermatologici specifici. Nonostante ciò, i pazienti lo descrivono come più tollerabile rispetto a nausea, fatica e perdita di peso della chemioterapia. La riduzione del dosaggio può migliorare significativamente la tollerabilità senza compromettere l’efficacia.

Prospettive future
Daraxonrasib non è una cura, ma rappresenta un punto di partenza importante. Sono in corso valutazioni su strategie di combinazione con:
• Immunoterapia e vaccini tumorali
• Altri agenti a bersaglio molecolare su sottotipi specifici di KRAS
• Anticorpi coniugati a farmaci citotossici (antibody-drug conjugates)
• Chemioterapia in associazione
• Approcci neoadiuvanti e adiuvanti per pazienti candidati a chirurgia
L’obiettivo è aumentare ulteriormente l’efficacia e ritardare l’insorgenza di resistenza al trattamento.

Quando sarà disponibile? La situazione negli USA e in Italia
La situazione è molto diversa tra Stati Uniti ed Europa. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration FDA, ente governativo americano che autorizza e controlla i farmaci negli Stati Uniti, ha concesso al daraxonrasib “Expanded Access”, un meccanismo che consente la distribuzione del farmaco ai pazienti ancora prima della sua approvazione formale. Questo significa che i pazienti americani idonei possono già accedere al trattamento, attraverso i centri oncologici autorizzati, senza dover attendere i tempi dell’iter regolatorio completo.
In Europa, e quindi in Italia, il percorso è ancora in corso e si articola in due fasi successive: Il farmaco dovrà prima ottenere l’approvazione dell’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali). Successivamente, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ne determinerà la rimborsabilità e le condizioni di accesso per i pazienti italiani.

Questo significa che, anche dopo un’eventuale approvazione europea, i pazienti in Italia potrebbero dover attendere ultereriormente prima che il farmaco sia disponibile e rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. È un percorso che come comunità di pazienti e ricercatori è fondamentale monitorare attivamente, e sara’ nostra cura informare pazienti e famiglie sugli sviluppi futuri.

Cosa ricordare
• Una svolta nella sopravvivenza: Lo studio di fase 3 dimostra che il daraxonrasib ha raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia standard. Un risultato straordinario per una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare.
• Il farmaco colpisce la causa principale del tumore: Il daraxonrasib blocca le mutazioni del gene KRAS, responsabili di oltre il 90% dei tumori pancreatici. Inibendo i segnali che alimentano la crescita incontrollata delle cellule tumorali, il farmaco riduce le dimensioni del tumore e migliora rapidamente i sintomi, in particolare il dolore e la fatica.
• I pazienti vivono meglio: A differenza della chemioterapia, che causa frequentemente nausea severa, esaurimento e perdita di peso, gli effetti collaterali del daraxonrasib, principalmente un rash cutaneo, risultano nella maggior parte dei casi più gestibili. Alcuni pazienti hanno potuto riprendere attività quotidiane che ritenevano ormai impossibili.
• Non è una cura, ma l’inizio di una nuova era: I ricercatori stanno già esplorando combinazioni con immunoterapia, chemioterapia e altri agenti a bersaglio molecolare per aumentarne ulteriormente l’efficacia. La FDA ha assegnato al farmaco la designazione Breakthrough Therapy, accelerandone il percorso verso l’approvazione definitiva.
• Negli USA è già accessibile, in Italia si attende: Grazie all’Expanded Access concesso dalla FDA, i pazienti americani idonei possono già ricevere il farmaco. In Italia sarà invece necessario attendere prima l’approvazione dell’EMA e poi quella dell’AIFA. Monitorare e sostenere attivamente questo percorso regolatorio è fondamentale per ridurre i tempi di accesso per i pazienti italiani.

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